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Introduzione alle forme di educazione con Giustina: Come parlare ai bambini?

By 27 Gennaio 2022No Comments

Una delle cose su cui l’adulto deve prendere consapevolezza quando ha a che fare con i bambini è il linguaggio. Ce ne rendiamo conto sin dai primi mesi, quando è evidente che i piccolissimi capiscano l’inflessione del nostro tono di voce e ne percepiscano le emozioni sottostanti. Nella fase successiva, quando il bambino inizia a conoscere le parole e a comprendere chiaramente quello che diciamo, il nostro compito diventa più delicato. Dobbiamo fare uno sforzo in più che preveda la semplificazione del linguaggio senza renderlo sciocco, utile per insegnare nuove informazioni, il rispetto di sé e degli altri, per far sì che il bambino comprenda il discorso senza giochi di parole e infine per comprendere ciò che vogliono dirci. 

Occorre fare un passo indietro, quello che ci permette di immedesimarci nel bambino, come indica la pedagogia dolce. L’adulto deve partire dal fatto che il bambino prova sentimenti ed emozioni con la nostra stessa intensità senza però avere nessun filtro comportamentale e sociale. 

 

Parlare con il bambino

 

Come dice Alli Beltrame, immaginiamo il bambino come un extraterrestre che atterra sul nostro pianeta senza conoscere nessuna delle regole del vivere sociale. Vi verrebbe in mente di colpevolizzarlo per i suoi comportamenti stravaganti?

È per questo che, nei momenti più critici è importante usare parole e toni giusti, per avvicinarsi all’animo del proprio bambino, non allontanarsene. Se un bambino riceve tenerezza, comprensione e incoraggiamento non avrà bisogno di mettersi sulla difensiva o di opporsi. Ecco allora che all’alzata di voce o al tono brusco di imposizione possiamo sostituire la spiegazione del problema, descrivendo la situazione con minuzia in modo tale che il bambino comprenda la questione e sia libero di agire mosso dal buon senso. Ad esempio, al posto di “quante volte ti ho detto di non buttare il cibo a terra se non lo vuoi più” usare “il cibo è prezioso, non sprechiamolo, possiamo darlo a …”. Più riusciamo a rendere chiaro, nella testa del bambino, il punto su cui vorremmo educarlo più lui sarà facilitato a farlo proprio e risolverlo con una scelta autonoma, comprendendone l’utilità e il senso.

 

le alternative

 

Libertà di scelta non significa far fare ai bambini tutto quello che vogliono, bensì aiutarli a conquistare l’autonomia decisionale in modo graduale attraverso la giusta formulazione di frasi e richieste. 

Invece di dire “Che cosa vuoi mettere oggi?” prova a dire  “Oggi vuoi indossare i pantaloni blu o quelli verdi?; invece di dire “Vuoi andare a dormire?” prova a dire “Vuoi leggere il libro della buonanotte con la mamma o con il papà?”; invece di dire  “Che cosa vuoi mangiare?”, prova a dire  “Vuoi mangiare le carote o i pomodori?”. 

Anche solo suggerendo un’alternativa o formulando la frase in maniera propositiva anziché perentoria si dimostra al bambino un’apertura nei suoi confronti che porta a grandi risultati. 

 

immedesimarsi nei bisogni

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